Ride the lightning è il titolo del secondo album dei Metallica pubblicato nel lontano 1984. E’ anche una canzone dello stesso album che parla della pena di morte con un chiaro riferimento alla sedia elettrica (come si capisce anche dalla copertina del disco). In questa canzone ci sono le prime parole che mi hanno fatto pensare, riflettere e quindi avere un’idea su questo argomento e più in generale tra quello che dovrebbe essere, IMHO, il rapporto tra la società e la morte.
Il testo della canzone dice:
Who made you God to say
“I’ll take your life from you!”
Chiaro quindi il riferimento alla pena di morte e a come possa essere difficile da giustificare per un governo il concetto: “Ti uccido perché TU hai ucciso”. La prima domanda che mi viene in mente è: “TU governo, espressione della volontà e del potere di scelta di una nazione, di un popolo, cosa ti rende migliore?”. Se il governo non ci dà la vita con che diritto può deciderne la fine? E che governo, che stato, che società è quella che non altri argomenti che la violenza? Già perché uccidere una persona è comunque una forma di violenza!
E’ vero, qualcuno potrebbe obbiettare che alcuni crimini sono talmente barbari ed efferati da chiamare e pretendere la pena di morte per chi li commette. Secondo me però dobbiamo partire da un presupposto comune: dietro ogni crimine c’è prima di tutto la sconfitta di una società. Mahatma Gandhi nella suo Teoria e pratica della non-violenza, disse:
Quando volete ottenere qualcosa di molto importante non dovete solo soddisfare la ragione, ma toccare i cuori. [...] e i cuori si raggiungono solo attraverso la sofferenza. La sofferenza, non la spada è il simbolo della razza umana.
La società moderna ha già abbondantemente dimostrato che con la spada non ha saputo risolvere i suoi problemi…
Allargando un po’ questo discorso si arrivano a toccare argomenti diversi, ma sempre legati alla morte, come l’eutanasia o come il recente caso di Welby (qui non si parla di eutanasia ma di “accanimento terapeutico”).
Per entrambi gli argomenti il discorso è molto complesso e non si può pensare di affrontarlo vedendo il problema in maniera totalmente laica o totalmente religiosa. Come al solito il buon senso (forse dire la verità è un po’ eccessivo) sta nel mezzo. Personalmente credo che bisogna sempre dare la possibilità alle persone di scegliere: se sono credente allora sceglierò una strada, se non lo sono ne sceglierò un altra, ma devo sempre avere la possibilità di scegliere. Se la legge consente l’eutanasia o l’aborto, ad esempio, non vuol dire che poi tutti sceglieranno questa via. Essere credenti (di qualsiasi religione) non da il diritto di prendere delle decisioni sulla vita di altri limitando la libertà di scelta del singolo individuo in nome di un’idea che non è assoluta.
Non so bene come concludere il post… L’argomento è molto ampio, ma alla fine, come al solito, l’importante è prendere una posizione senza naturalmente estremizzare, ma cercando di capire tutti gli aspetti che compongono il problema e che, in questo caso, sono davvero tanti. Riflettete, quindi, e fatevi una vostra opinione: già questo sarà un grande passo avanti.




Pubblicato il3 gennaio 2007
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