Sulla questione blog/aziende vengono fatti esempi di blog aziendali che secondo me creano un po’ di confusione. Prima di tutto chiariamo cosa si intende per blog aziendale. Per me è una “pagina HTML” in cui vengono pubblicati articoli che raccolgono storie, pareri, commenti, etc. relativi ad una azienda. In particolare la propria. Quindi non parliamo del produttore di vino che vi dice che musica ascolta, ma del produttore che parla del suo vino, della sua cantina, della sua azienda.
Il blog di Microsoft, ad esempio, si chiamata corporate blog è da la possibilità ai dipendenti di raccontare della “vita dell’azienda”. I siti istituzionali di queste aziende però offrono servizi e utilizzano strumenti diversi dal blog. Non confondiamo il sito Internet con il blog.
Voglio introdurre un altro elemento: quando vi collegate all’home page di Microsoft (versione inglese, http://www.microsoft.com/) per arrivare ai blog entrate nella voce communities (http://www.microsoft.com/communities/default.mspx). Avete visto quanti e quali strumenti ha a disposizione il sito per comunicare con gli utenti? E comunque parliamo di blog “about Microsoft technologies written by Microsoft employees”. Ma siete sicuri che qualcuno vi dirà mai che Windows XP ha delle falle nella sicurezza? O che magari Linux in alcuni casi è meglio di Windows 2003?
Esistono poi altri “tipi” di blog per la promozione aziendale. Un esempio è quello della Piaggio per la promozione della Vespa (http://www.vespablogs.com/). Nella fase iniziale i blogger coinvolti saranno quattro, due per ognuno dei due blog previsti nella fase iniziale. Quindi parliamo di blogger professionisti ed esterni all’azienda e soprattutto di un’azienda che, a torto o a ragione, si sente forte del proprio prodotto e ritiene di potersi permettere la collaborazione di blogger per la promozione, rischiando recensioni negative e che commercializza un prodotto un po’ meno soggettivo del vino.
Per quanto riguarda il mio citato articolo, bhe, io non dico che “le aziende per loro natura non sono sincere”, dico che ho molti dubbi sul fatto che lo possano essere sempre. Quando voi leggete un blog, o anche un giornale, vi aspettate che chi scrive sia libero, indipendente nel dire quello che pensa, nel bene e nel male. Mi chiedo: può essere così per un’azienda?
Vogliamo fare degli esempi di blog che hanno funzionato? Il blog di Beppe Grillo (http://www.beppegrillo.it/) in pochi mesi è diventato tra i primi nella classifica di Technorati (http://www.technorati.com/). Non sarà forse perché chi lo frequenta crede nell’assoluta liberta ed indipendenza di chi scrive?
Un altro aspetto importante della comunicazione è lo scopo. Allora qual è lo scopo della comunicazione a cui un’azienda punta tramite Internet? Raggiungere un vasto numero di clienti? Fidelizzare quelli già acquisiti? In un analisi che tiene conto anche di questo aspetto possiamo introdurre il blog come strumento che però trova il suo utilizzo nella creazione di una comunità di clienti affezionati, ma che di nuovi ben pochi è in grado di attrarne.
In molti commenti che ho visto nelle varie discussioni partite sull’argomento viene messo in evidenza come il problema non sia il blog, ma è l’utilizzo che di questo di fa. Interessante il commento lasciato da Carlo Meroli su Simplicissimus: “[…] è sempre una questione di briglie e non di cavallo”. Poi leggo, sempre all’interno della stessa discussione, un altro commento però di Franco Ziliani che già mi avevo colpito al Vinitaly:
Una piccola aggiunta: la mia esperienza, ne ho parlato anche nel corso del dibattito al Vinitaly, mi insegna che parecchie aziende non vogliono nemmeno inserire nel loro sito Internet, non in un blog aziendale, l’elenco dei loro distributori nei vari Paesi esteri, perché hanno timore che le aziende “concorrenti” in questo modo riescano più facilmente a sottrarglieli… E non parliamo dell’elenco dei rappresentanti nelle varie province italiane, che è spesso un tabù… Ma vogliono davvero comunicare le aziende del vino? E cosa hanno piacere di raccontare di sé? Se una vendemmia é andata così così, perché non testimoniarlo in un blog?
Commento interessante soprattutto l’ultima domanda… Perché non testimoniare sul proprio blog un evento negativo (ad esempio una vendemmia andata così e così)? Perché non dire sul proprio blog che il proprio vino si abbina in maniera fantastica col risotto coi fegatini, ma c’è il vino dell’azienda concorrente che è molto meglio? Perché non dire sul proprio blog che compro le uve in Puglia, ma imbottigliando in Emilia Romagna ho un fantastico lambrusco? Sarebbe interessante chiederlo ai produttori, che attenzione, non sono tutti disonesti, anzi sono assolutamente convinto del contrario. Sono convinto che ci siano tanti produttori di vino che amano il loro mestiere e amano il loro vino. Ma il blog per la sua natura anarchica mette paura. Le aziende hanno bene in testa il comandamento “control the message” e sotto questo profilo sono spaventate da questo canale comunicativo che potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio, una fantastico strumento per il più clamoroso degli autogol. Certo magari la si può pensare come Paolo Valdemarin che nel suo post dice: “Un blog non deve avere i commenti e non deve ospitare le opinioni dei lettori”. Certo, ma allora che bisogno c’era di “inventare” i blog? Che senso ha una community che si basa su una comunicazione a senso unico? Da sempre esistono pagine HTML che non prevedono interazione con gli utenti e che possono accogliere qualsiasi tipo di storie. Allora, forse, non è un problema di strumento quanto di qualità dei contenuti.
Prima di concludere però voglio togliermi un paio di sassolini dalla scarpa: Internet è iniziato ben prima dei blog e la sua storia è piena di aziende che hanno trovato qui la loro fortuna perché hanno avuto il coraggio di innovare e offrire servizi… La stessa storia è anche piena di grandi fenomeni che sono stati eguagliati solo dagli altrettanti flop. Ogni nuovo strumento diventa una grande possibilità tranne poi fallire miseramente e riprendere il suo sviluppo con i tempi e gli scopi adeguati… Alcuni esempi? Il WAP e l’UMTS, le famose “punto com” con i loro siti di e-commerce, gli e-book, gli RSS (che non stanno avendo il successo immaginato), lo stesso VoIP di cui finalmente si ritorna a parlare grazie a Skype, ecc., ecc. E cos’avevano in comune? Grandi esperti che ci raccontavano come sarebbe cambiato il mondo dopo l’introduzione di queste nuove tecnologie. Non credo che i blog saranno un altro flop, ma credo che solo il tempo ci dirà quali sono i campi d’applicazione e gli scopi di utilizzo migliore.
Quando si dice “professionista del settore Information & Communication Technology (ICT)”… Bhe, io sto esprimendo un mio parere personale in quanto interessato all’argomento, non sono pagato per una consulenza, quindi quale che sia il mio mestiere penso non debba essere così importante. Riferito in particolare a quanto apparso su Simplicissimus (http://www.simplicissimus.it/). Tra l’altro la mia valutazione nasce soprattutto da motivi non tecnici. Io credo semplicemente che il blog sia uno strumento che nasce come espressione di un movimento che parte dal basso e restituisce agli anonimi navigatori quel diritto di parola che spesso le grandi aziende hanno cercato di censurare.
Comunque quanto detto in questi giorni dimostra che chiunque attraverso i blog può avere diritto di parola e che sul rapporto blog/azienda avremo la risposta magari fra qualche mese o qualche anno. Poi sbagliare è diritto di ognuno. Ad esempio Bill Gates nel 1981 disse “640K of memory should be enough for anybody”… Almeno così narrano le leggende… :)
Sul rapporto vino/appassionati, bhe, sappiamo già di aver ragione. :)




Pubblicato il 21 aprile 2006
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